Il bambino ha cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare di giocare e di parlare

Cento sempre cento
modi di ascoltare di stupire di amare
cento allegrie per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare

cento mondi da sognare.

Il bambino ha cento lingue
(e poi cento cento e cento)
ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.

Gli dicono insomma che il cento non c’è.
Il bambino dice: invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi

 

 

Curiosità sull’autore

Loris Malaguzzi  è stato il fondatore degli approcci educativi della città di Reggio Emilia ed ha partecipato alla nascita e alla costruzione della rete di scuole e nidi d’infanzia comunali di Reggio Children.
È nato,a Correggio, il 23 febbraio 1920 e si è laureato in Pedagogia all’Università di Urbino. Successivamente ha iniziato ad insegnare presso le scuole elementari. Nel 1945 ha aderito ad un progetto per aprire una scuola per bambini nella provincia di Reggio Emilia.
Secondo Malaguzzi quello che i bambini apprendono dipende principalmente dalle loro stesse risorse e potenzialità. Hanno quindi un ruolo attivo nella costruzione e nell’acquisizione del sapere e del capire. L’obiettivo principale del pensiero di Malaguzzi fu quello di riuscire a costruire una scuola in cui tutti i componenti (bambini, genitori ed insegnanti) potevano star bene.
Sicuramente un approccio molto innovativo per l’epoca e che oggi dovremmo sempre tenere in mente.

 

LEGGI ANCHE: Apprendimento esperienziale: 5 motivi per sceglierlo

 

L’autrice
Letizia Grasso, Pedagogista
“Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano” Questa frase è impressa nel mio cuore. La bambina che si meraviglia delle piccole cose è sempre con me. Credo fermamente che la scuola debba puntare sulla costruzione autonoma delle conoscenze attraverso il contatto diretto con il mondo esterno e, dunque, tramite le esperienze di vita. Una scuola aperta alla vita. Una scuola che insegni a osservare ogni piccola cosa, a meravigliarsi e a porsi domande. Una scuola che formi degli adulti che sappiano riflettere e mettere in relazione mente e cuore”.